Contrappunto ’44-recensioni

Così scrive Antonio Cambi di Contrappunto ’44

Tenere gli appunti per un libro nel cassetto per più di 50 anni, a che cosa può essere paragonato? Se lo si vede dal punto di vista di un diario personale, si comprende il segreto del proprio intimo per rivelare a se stessi e non scordarlo mai un periodo significativo, in cui una intelligente e sensibile ragazza è stata chiamata a crescere e maturare dagli avvenimenti di una guerra. Il decidere di pubblicare queste memorie si può inquadrare forse come il dovere di trasmettere una esperienza perché non sia persa. Una esperienza che dice quanto sia stata sofferta l’esperienza della scrittrice essendo il testo una completa intima biografia. La cronaca della permanenza nella villa della nonna a Cavalle, di uno staff medico di chirurghi tedeschi , della trasformazione della casa in un ospedale da campo di fortuna, del controllo rigido degli ufficiali dell’esercito tedesco che controllavano ogni azione e la intendevano come possibilità di sabotaggio la non completa collaborazione, danno l’idea del sottofondo in cui si svolgeva la vita in quella casa, in cui dal crescente flusso dei feriti si comprendeva l’incalzare degli eventi bellici. La famiglia di Anna fu messa a dura prova e tutte le risorse vennero impiegate : dalla cultura pratica del padre , docente universitario ed ex ufficiale della prima guerra mondiale, la dedizione della sorella infermiera volontaria, la sagacia della madre nell’amministrare non solo la casa ma anche i rapporti con i vicini di paese, i contadini, i compagni alla macchia cui far arrivare gli aiuti ed il sostentamento. Mille contraddizioni , mille linguaggi, mille comportamenti. E riuscire a mantenere l’equilibrio per sopravvivere ed allo stesso tempo mantenere il proprio ideale di libertà, di mondo in cui far valere i valori umani e culturali in cui si crede e che nemmeno i cingoli delle dittature avevano fatto crollare. La descrizione degli stati d’animo richiede tanti riferimenti letterari, tanti paragoni presi dai classici, tante vicende di sentimenti contrastati che Anna mette assieme come un collage di ritagli di libri, giornali, spezzoni di tradizione. Una cultura che riesce a suggerire delle vie di uscita anche quando ci si trova di fronte ad una realtà drammatica come un ultimatum di fucilazione a fronte di un guasto ad un camion ritenuta come una azione ritenuta di sabotaggio. Una situazione angosciosa di vita che richiede di impiegare al meglio tutte le risorse fisiche e mentali, e di buttarle sul tavolo come l’ultima scommessa da fare nella propria vita. E quando Anna si deve recare a Torino per cercare di far liberare la madre arrestata, ha una forza leonina dentro di sé , andando a cercare quell’avvocato con cui aveva visto parlare il padre a Populonia, durante una loro gita in barca a Baratti. Va a Torino in un contesto di Italia con i collegamenti frammentati ed il rischio di bombardamenti aerei, e torna su una locomotiva da passeggero clandestino, convincendo il giovane macchinista a portarla su e scendendo in corsa nel luogo più vicino per rientrare a Cavalle. Uno opportunità che si può cogliere solo in quell’apocalisse e che Anna coglie, intuendo che anche un giovane macchinista aveva capito che le cose stavano cambiando accogliendo la sua richiesta disperata per rientrare a casa. Se queste sono le vicende che hanno formato quella che ora è una mamma adorata ed una nonna serena, apprezzata da un prossimo che si bea della sua gentilezza e del modo di accoglienza, si comprende che nonostante l’ eroismo suo e della sua famiglia, il suo percorso non è stato tracciato dalle sue vicende. I suoi meriti non sono stati vantati e pubblicizzati. Il suo dovere nella società e nella sua famiglia sono stati presi da Anna come i doveri che le imponevano quei giorni tremendi di Cavalle. Ci si può rammaricare che questa esperienza non sia stata narrata prima , perché ormai tanti giovani non possono comprendere a pieno, contestualizzare queste vicende. Io la vedrei però come una vicenda storica che può farci riportare al presente, in cui probabilmente tante sono le donne che vivono con sentimenti contrastanti e riescono a mandare avanti i propri cari, a mantenere speranze, mantenere le proprie aspettative di vita mettendo però se stesse all’ultimo posto delle priorità. Esistono anche al giorno d’oggi violenze personali, fisiche e morali, che ci si trova a fronteggiare. Le donne al centro di sistemi come la famiglia si trovano al centro di queste tensioni che provengono da più parti, e riescono a compiere sforzi estremi. Sempre più vi sono drammi familiari che compromettono la vita o la serenità di famiglie, con conseguenze stabili sui figli e sul loro futuro. Prendiamo insegnamento da questa esperienza di vita per apprezzare lo scritto di Anna , e di conseguenza il suo discreto esempio. Ed apprezziamo anche il suo stile, prendendo tutta la sua cultura umanistica a piene mani, leggendo e rileggendo le righe e tra le righe, per capire come in mezzo a quel complesso groviglio di sentimenti, Anna ed i suoi sono riusciti a sciogliere le situazioni più complesse. Apprezziamo anche la modestia di Anna, che si ritiene fortunata rispetto ai milioni di persone che sono state avviate ai campi di concentramento, tra le cui fila ci saranno state tante persone di valore, le cui testimonianze Anna cerca di tenere più vive possibili. È da qui che trae un altro dovere, e trasmettendolo a noi lettori con lo scritto, ce lo trasmette come compito per il futuro.

 

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