La Filastrocca: recensioni

Così scrive Paolo Cruciani, Docente di fondamenti di dinamiche di gruppo, Facoltà di Medicina e Psicologia “Sapienza” di Roma, Vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, di La Filastrocca

 

Gli psicologi studiano la memoria, ne elencano i tipi e le funzioni, ne considerano la ricchezza e la profondità, ne seguono le mille sfaccettature, le iridescenze e le sfumature.

Noi siamo fatti della memoria che è come il tessuto di cui è composta la nostra identità. La memoria, come sappiamo bene, non è un cassetto in cui sono riposti dei contenuti che vengono conservati inalterati una volta per sempre, ma è il prodotto di un processo dinamico che ricostruisce ogni volta scene del passato, significati e modalità secondo le quali affrontiamo il rapporto con il mondo.

La memoria è qualcosa che partecipa alla complessità della vita psichica, non come uno statico archivio, ma come un organo attivo che organizza le tracce lasciate dagli eventi passati che elabora e conserva in modo che possano continuamente costituire il fondamento dei nostri pensieri, come un patrimonio su cui possiamo fare affidamento per affrontare i problemi che ogni giorno la vita ci chiama a risolvere.

Possiamo dire che nessuna esperienza va mai perduta, anche se non tutte vengono presentate nella nostra mente nello stesso modo, né occupano una posizione uguale dal punto di vista dell’importanza che rivestono nell’influenzare i nostri stati d’animo. Esiste certamente una gerarchia nella rilevanza che i ricordi delle esperienze hanno e se prendiamo in particolare considerazione il rapporto che abbiamo avuto con le influenze culturali che più hanno contribuito alla nostra formazione, alla nostra educazione ed identità di persone adulte non c’è dubbio che, almeno al livello cosciente, un ruolo di maggiore importanza sarà occupato dai testi più “importanti” che hanno tracciato il nostro cammino lungo la strada della cultura.

Ma se guardiamo meglio prima dei libri di letteratura, di arte, di filosofia o di scienza, quelli che sono stati gli strumenti fondamentali che l’ambiente ci ha donato, per mediare e sostenere il nostro incontro con gli impegni quotidiani, è allora che potremo riconoscere il ruolo insostituibile della cosiddetta “letteratura per bambini”: i libri di fiabe, i libri illustrati e le filastrocche. Non esagereremo mai l’importanza che le semplici immagini che abbiamo incontrato nelle poesie infantili hanno avuto, prima che potessero esercitare la loro influenza strumenti culturali più complessi ed evoluti.

Riflettere sul ruolo che le nostre esperienze hanno e sul modo in cui la memoria le conserva e le rende attive ci riporta all’importanza che delle scherzose poesie possono avere, facendo un “allegro viaggio tra mente orecchio e bocca”, contribuendo alla definizione della nostra visione del mondo. Molte delle filastrocche che compongono questa variopinta raccolta sono proprio delle “presentazioni del mondo”, delle visioni d’insieme di certe categorie di fenomeni, di aspetti della vita e di occasioni di esperienza, come i colori, gli animali, le stagioni o delle componenti fondamentali della vita emotiva, come la paura e l’amore.

Il piccolo lettore è condotto per mano a guardarsi intorno a distinguere ed a definire la successione di situazioni in cui la vita lo coinvolge a partire da elementi di immediato impatto come i colori o certi movimenti e certe azioni, o meglio, certe interazioni più semplici e, quindi, più fondamentali. Se ognuno di noi cerca nella memoria la prima descrizione di un animale, o la prima occasione in cui si è soffermato sui diversi modi in cui si trasforma il cielo nel corso della giornata, o sulle trasformazioni che un albero a foglie caduche subisce durante l’anno non troverà certamente le pagine di un testo di biologia o di astronomia, ma le immagini colorate di un libro per bambini o il ritmo allegro di una filastrocca.

La curiosità, la voglia di conoscere e di guardarsi intorno, di porsi domande e di cercare risposte nasce così in una dimensione in cui la realtà è avvicinata con l’aiuto della fantasia. Nel modo in cui il mondo è descritto nelle pagine di questa raccolta non distorce la realtà, ma solo aiuta a coglierne quegli aspetti che più attirano e che meglio invitano ad avvicinarsi alle meraviglie del creato, senza aver paura, anche quando il cielo diventa “di notte buio e tenebroso”.

Un personaggio fra i tanti mi piace ancora di ricordare, il piccolo vivacissimo “Bebe Pensacento”, un ritratto della mente instancabile di un bambino che continuamente si confronta con lo spettacolo della vita e che, senza sosta lo inventa e lo reinventa, immedesimandosi, volta a volta in creature affascinanti ma anche fascinose.

Il meccanismo dell’identificazione con l’aggressore con il personaggio che spaventa e minaccia è mostrato qui nella sua manifestazione più benigna con un procedimento maturativo e fisiologico che aiuta il piccolo bambino nella sua crescita ad entrare in contatto anche con gli ineliminabili aspetti distruttivi della realtà. Ricordare le nostre prime letture, le prime filastrocche che abbiamo imparato ci riempie di tenerezza ma, se riflettiamo bene anche del sentimento di soggezione e di rispetto che ci pervade quando ci troviamo all’origine di qualcosa di grande – e in fondo di misterioso come la nascita della mente di un essere umano. Le immagini semplici, ordinate secondo il ritmo della rima, si rivelano come la mediazione necessaria per passare dal mondo dell’infanzia a quello, più grande e inquietante della realtà. Sono molte le cose che vorremmo che un bambino non dovesse mai incontrare e che finiamo per aspettare che conosca per vie indirette – pensiamo ai telegiornali – e non attraverso una nostra comunicazione più attenta tempestiva e responsabile. Ecco che allora vorremmo fare in modo che il bimbo che sta crescendo raccolga una solida visione di sé, abbia una base sicura costituita da una rappresentazione degli aspetti positivi e rassicuranti della realtà ed il piccolo, e grande, mondo delle filastrocche ci può appunto fornire gli elementi che ci aiutano.

I personaggi, spesso, come abbiamo detto, oggetti o fenomeni naturali o animali, costituiscono come una piccola mitologia, una narrazione dei fatti quotidiani che va a creare una struttura di base in cui gli avvenimenti dolorosi e minacciosi potranno inserirsi come in una cornice rassicurante che ne limita l’effetto distruttivo e ne può neutralizzare le conseguenze dolorose.

Prima che più elaborate e sofisticate visioni del mondo ci possano soccorrere, abbiamo bisogno di nutrirci con le frutta del carretto dell’ortolano di cui ci parla una delle filastrocche, poi rassicurati dal ricordo di quella tenera scorpacciata potremo affrontare lo spettacolo dei meccanismi schiaccianti del mercato globale e delle crisi eco economiche. Avere un’infanzia serena nutrita di immagini piene di colori – pensiamo al giallo che compare in tante filastrocche e che esprime gioia – è ancora, e sempre la più adeguata preparazione alla vita.

È interessante, in conclusione, riflettere sulla stessa etimologia del termine “filastrocca” così come ci viene proposta, ad esempio, nel dizionario etimologico di Alberto Nocentini. Ci sono due ipotesi, la prima si ricollega a filata “successione di fatti” e “ramanzina”, la seconda rimanda all’unione fra il verbo “filare” e il veneziano strucar “premere” e “strizzare” che evoca “la filatura serale accompagnata da canti e narrazioni, tipica dell’Emilia Romagna e del Veneto”. Nell’uno e nell’altro caso è presente l’idea di una successione di immagini collegate fra loro, come una collana di parole e di idee che catturano la nostra attenzione e la trascinano lungo percorsi imprevedibili.

Lasciamoci allora trasportare, anche noi adulti, nel percorso a cui ci invitano le filastrocche di Alessandra Caponi e intraprendiamo un cammino che ci riporta alle prime immagini ed alle nostre esperienze inaugurali, a quelle sensazioni antiche con cui è cominciato il cammino della nostra vita, alle prime tracce nella memoria in cui allo stupore ed alla paura ha fatto da contrappunto l’amore di chi sa “ascoltar le grida silenziose / che son le più difficili, quanto preziose. / E se questo tu sai fare / niente ti devo più domandare”.

 

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