L’Alemanno: recensioni

Così scrive Cinzia Curcio de L’Alemanno

Il libro è stato pubblicato dalla ArtEventBook nel novembre 2011 e l’autore è Pier Luigi Macchioni Gotti (Antonio), si tratta di un romanzo autobiografico. Il libro racconta la vita dell’autore dopo un evento molto doloroso della sua vita, la perdita della compagna di una vita. Si sente demotivato di tutto quello che fino a quel momento aveva un senso gioioso. In certi momenti ha anche pensato di farla finita, fino a che un giorno trova casualmente, dentro il libro “Le Gallerie di Firenze” uno scritto di un suo avo, un nonno paterno Aurelio Maria Gotti, sovrintende alla Galleria degli Uffizi di Firenze, che aveva preso alcuni appunti sulla storia di un primo avo arrivato in Toscana, e andando avanti nella ascendenza, di un particolare cavaliere che portava il suo stesso nome Antonio, detto l’Alemanno, di cui non si hanno tracce… sparito nel nulla. Sembrerebbe che tale Antonio, in un momento in cui, dopo una sanguinosa battaglia si trovò completamente solo in una foresta, fu soccorso da un frate che in un certo qual modo, dandogli aiuto, lo mise di fronte alla realtà del suo essere e della vita che stava conducendo e decide, salutati moglie e figli, di intraprendere il cammino di Santiago di Compostela. Lo scrittore si immedesima in questa storia e decide di intraprendere il cammino di Santiago di Compostela. Informa i figli delle sue intenzioni, che non condividono, ma lui deciso risponde che si preparerà ed al suo giusto tempo partirà anche per rendere omaggio e amore alla moglie scomparsa, lasciando, una volta arrivato al Santuario, un oggetto caro a lei ai piedi di San Giacomo. Da qui il racconto dell’autore si manifesta in un alternarsi di situazioni presenti al cammino stesso, incontri con persone di ogni genere e nazionalità, di condivisioni ad una serie di flashback di vita trascorsi insieme alla moglie Maria. Ma nei vari incontri che farà durante il cammino, di vera amicizia e fraternità, non parlerà mai del suo dolore, e ritroverà una parte del suo essere, che mai avrebbe pensato di poter sentire nuovamente. La narrazione del vissuto scorre scandita dalle date e dalle varie località del cammino, sottoforma di diario giornaliero. Il lettore in questa parte del libro, a mio giudizio, è trascinato e coinvolto negli incontri e nelle situazioni che si presentano all’autore. Ogni luogo, paese che incontra viene minuziosamente descritto con la sua storia e la descrizione delle chiese e cattedrali del Medioevo. Con alcune persone, anche di diversa età, che incontra lungo il cammino stringe rapporti profondi e sinceri, e questo perché appunto la situazione che viene narrata, i luoghi, il contesto mettono l’autore nella condizione di lasciarsi andare in piena libertà a pregiudizi e forzature di ogni genere. Questo fa sì che si senta in condivisione e non senta proprio il bisogno di parlare del suo dolore, perché altri, come lui, lo hanno provato. Ho trovato piuttosto lento e un po’ noioso il Prologo, ma penso che fosse inevitabile dato il racconto, perché ad un certo punto l’autore dice che tramite la scoperta di questo manoscritto era venuto a conoscenza delle sue origini, anche se questo non era così importante per lui. Ho trovato la lettura piacevole, ma niente di particolarmente innovativo, anche se ho condiviso molto le idee e lo scrivere dell’autore. Toccante il dolore espresso dal lutto al quale molti lettori, avendo vissuta la stessa esperienza, saranno sensibili. La motivazione iniziale dell’intraprendere il cammino non la condivido molto, ma il fatto invece di intraprenderlo per voler partire, camminare, andare, ritrovarsi, da soli, questo l’ho trovato molto interessante e coinvolgente.

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