Stacciaburatta: recensioni

Così scrive Alessandro Cicarelli, Sindaco di Ponsacco di Stacciaburatta. Mestieri, emozioni e ambienti di ieri

 «Fare storia raccontando la quotidianità della vita. Non c’è dubbio che anche in questo modo si da un contributo importantissimo ad una corretta descrizione della storia di un popolo.

La storia ufficiale punta generalmente a mettere in evidenza i grandi eventi, le date più rilevanti, i fatti principali.Ma una corretta comprensione dei processi storici deve avvenire anche attraverso la descrizione del contesto sociale in cui certi avvenimenti avvengono. Un periodo storico sarà più facile da comprendere se si riesce a conoscerne anche i modi di vita, la cultura popolare, i costumi, le relazioni sociali.

Fausto Pettinelli, è uno scrittore di storia locale fra i più importanti del nostro territorio. Una delle sue peculiarità è proprio quella di “raccontare la storia”. La sua grande esperienza di giornalista si presta benissimo a questo tipo di impostazione. Un’operazione che credo possa favorire anche il coinvolgimento popolare.

In questa raccolta di scritti pubblicati in un arco di tempo di qualche anno, Pettinelli descrive i vecchi mestieri, alcuni personaggi di matrice popolare, le tradizioni del tempo attraverso i suoi stessi ricordi, i suoi occhi, i racconti dell’epoca.

Quest’opera è importante anche perché cerca di fermare sulla carta, in modo cioè da lasciare traccia, quella “storia popolare” che tramandandosi solo attraverso il racconto orale rischierebbe di andare persa nel tempo.

I vecchi mestieri in realtà ci permettono anche di riflettere su quanto siano cambiati il mondo e la società in così poco tempo.

La nostalgia per i vecchi mestieri, mirabilmente raffigurati dall’opera grafica di Africano Paffi, se per alcuni può trarre origine dal ricordo della propria giovinezza, in generale traeanche spunto dal rimpianto per la qualità dei rapporti sociali, per lo spirito di comunità che caratterizzava quell’epoca.

E chissà se, magari, ragionando di vecchi mestieri non si finisca poi per riflettere su noi stessi, sul nostro mondo, su chi siamo oggi.»

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